Sono a Barcellona, in viaggio nella mia via. La fine di Anna dai Capelli Rossi mi ha sconvolto. Mi è rimasto dentro il suo fantasma, e questo mi scombussola, sopratutto perché il suo voler bene è in totale opposizione con Saturno. Invece la vipera ogni tanto si è destata - mentre sono da solo ovviamente -travolgendomi di dilaniante felicità. Sentire dentro di me questa melle litus gladius è come un veleno dolce al palato: so che mi fa male, non può che portarmi alla dannazione, ma è sangue vivo e bruciante. E l'ho sempre amata. E sopratutto, sperimentalmente, la sento come un'entità preverbale dentro di me, come speravo. Quindi ci sono riuscito, un primo gradino verso la scissione l'ho salito. la maledetta, però, esige, ossessiona, e vuole lesionare. Ade nel frattempo rompe sempre i coglioni. Se solo assumesse le tinte della dedizione di Anna, invece del Vecchio Dio, ma questo appunto presupporrebbe una disciplina compiuta per amore. E l'amore non è ancora sbocciato. Questo l'ho capito perché si è riaperta la vecchia ferita. Anna è con Bimbovuvi, il Piccolo Principe, Valeria, Gesù Bambino. Yuri, dai sedici anni, paradossalmente proprio per ritornare in quell'eden, ha bramato il potere della conoscenza. Ero convinto che la conoscenza fosse una luce, un ordine, un'armonia che pur se fredda poteva lasciar vivere gli animali dell'eden, Adamo, Eva, come in un giardino all'italiana. Tenere fuori il male e il caos. Invece la vera conoscenza, la conoscenza coraggiosa, la conoscenza razionale spietata come il bisturi di un chiururgo disseziona, squarcia il velo di Maya. Il mondo mitico viene perduto, come il sentimentale di Shiller bramando l'ingenuità si pone alla sua antitesi. Il DIo dell'ingenuità mi ha scacciato dall'eden della gioia e degli umani sentimenti. Sono precipitato, tra le spire ardenti dell'orgoglio del pensiero, precipitando nella terra del materialismo. Mi sono scavato la fossa da solo. Sono nella mia tomba, scavata con i denti dei ragionamenti. Ade, dentro il mio cranio, tesse le tenebre che mi circondano come una seppia. Eppure, se veramente ci fosse una strada per risalire, se il prezzo da pagare fosse l'amnesia, l'abiura nei confronti della visione degli abissi, il tradimento di Nietzsche, Freud, Stirner, Marx, Leopardi, io rifiuterei. Come Ivan Karamazov, io restituirei il mio biglietto. La mia vipera è proprio questo squarcio che mi dilania: bramo la luce dei cieli, l'amore edenico ma sono avviluppato dalle tenebre della mia onestà intellettuale (sì, esatto: onestà intellettuale che io ho insieme a pochi altri) del superbo coraggio di non rinnegare quello che ho visto dentro le anime, dentro l'ordine della natura, sotto al velo di Maya. Ecco, nella mia pancia ho il mio bimbovuvi, che vorrebbe voler bene e fidarsi. Su, lungo il torace e il collo ci sta la vipera, un animale ferito e rabbioso ma pur sempre vivo. Ma nella mia testa si è annidato come un calcolo Ade. Il mio io è nel mezzo, negli occhi come Apollo, che tenta un patteggiamento.
'Verrannno gli angeli e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti' (Mt 13, 42)
hahaha!! e io, insieme a Zarathustra, al mio destino di dannazione dico sì!
per infinite volte sì!!!!
Y |